Peroni, torna il vuoto a rendere

Birra Peroni: ritorna il vuoto a rendere

Birra Peroni rilancia il vuoto a rendere nei bar e ristoranti di Bari e Taranto, dove il prodotto risulta essere tra i più consumati. Una scelta di cuore, verso l’ambiente e la sostenibilità che tante imprese del Paese decantano – ma che spesso e volentieri non riescono a mettere in pratica – ma anche una scelta di portafogli, nella direzione di un’altra sostenibilità: quella economica.

Per ora si comincia con Bari e Taranto

Bari e Taranto sono le prime due città in cui il noto marchio del beverage ha reintrodotto il vuoto a rendere. Una scelta che ben si sposa con il mercato locale (in Puglia le due birre più consumante sono, appunto, la Peroni e la tarantina Raffo) e che ha già incassato l’endorsement di tanti gestori.

Una nuova veste grafica

Tutte le bottiglie utilizzate per il “vuoto a rendere” avranno un’apposita etichetta sul collo, avranno un peso maggiore rispetto alle bottiglie “tradizionali” e saranno riutilizzabili fino a un massimo di 15-18 volte.

Le parole dell’azienda

Federico Sannella, direttore relazioni esterne e istituzionali di Birra Peroni, ha dichiarato: “Effettuato, in primis, per ridurre le nostre emissioni di CO2 sensibilizzando i consumatori sui temi dell’economia circolare, l’investimento per la nuova linea potrebbe avere una portata strategica ancor più ampia, mettendoci nelle condizioni di far fronte a esigenze assolutamente imprevedibili fino a pochi mesi fa”.

Le reazioni del web

La scelta ecosostenibile di Peroni non passa inosservata neanche agli occhi del web: il noto sito buonrendere.it, impegnato nella diffusione di notizie a tematica ambientale, ha ripreso con entusiasmo l’iniziativa (Leqqi qui).

Greenme.it, che condivide le medesime tematiche, ha dedicato un ampio spazio alla news (Leggi qui) ed anche il noto Leonardo.it ha diffuso la notizia attraverso i propri canali (Leggi qui).

I grafici DAMA, ovviamente, non potevano esimersi: ecco la grafica realizzata per i nostri social, che invitiamo a condividere.

Complimenti, Peroni.

Social Media Manager

Social Media Manager: chi è e perché le aziende ne hanno bisogno

L’immagine digitale delle aziende è, oggi più che mai, un biglietto da visita fondamentale. Curare la propria immagine online non è più un vezzo, ma è a tutti gli effetti una priorità per chi fa impresa e intende promuovere il prodotto attraverso una strategia mirata, che porti riscontro e visibilità.

Il Social Media Manager

La figura professionale che si occupa di gestire l’immagine online delle aziende è il social media manager. Affidarsi a un professionista, in questo settore, è oramai diventato imprescindibile: tante sono le difficoltà che si incontrano, altrettanti gli impedimenti di carattere tecnico che rischiano di impedire alla strategia digitale di un’attività imprenditoriale di raggiungere gli scopi prefissati. L’attività del SMM fa esattamente questo: crea e ottimizza i contenuti, perfeziona la strategia, centra l’obiettivo.

 

Perché le aziende non possono farne a meno? 

 

Perché non esiste una figura in grado di prendere il suo posto. Lanciare una campagna pubblicitaria – online o offline – è un’attività complessa, connessa a una varietà di dinamiche che solo il professionista conosce e può affrontare con disinvoltura.

Chi fa da sé, in questo caso, non fa per tre. Anzi. Il rischio è quello di intraprendere strade controproducenti, economicamente svantaggiose e – soprattutto – infruttuose.

 

DAMA: social media management innovativo e flessibile

 

DAMA offre una soluzione flessibile alle aziende che intendono curare la propria immagine online: il social media management che offriamo è innovativo, basato su un continuo dialogo tra cliente e creatore e una presenza costante sui social network.

Realizziamo uno shooting in sede a cadenza mensile, in modo da avere sempre a disposizione un archivio digitale da lavorare e postare online. Insieme all’azienda studiamo i piani pubblicitari adeguati e la strategia di investimento più performante. A un prezzo più che vantaggioso.

 

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